Idee che hanno rivoluzionato il mondo del marketing – terza parte

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In due articoli del mese in corso (clicca qui e qui per leggerli),  abbiamo parlato delle idee che hanno contribuito a trasformare radicalmente il mondo del marketing negli ultimi anni. Finora nella nostra lista sono finiti il blog, la viralità, il social network, il crowdsourcing, il flashmob, la call-to-action, e il co-marketing.

Oggi, grazie soprattutto ai vostri suggerimenti, diamo spazio ad altre tre idee che in questi anni hanno costretto le aziende a cambiare e a migliorare le loro strategie di comunicazione.

Vediamo insieme quali abbiamo scelto per questo terzo appuntamento:

1. Smartphone

Gli smartphone hanno recentemente superato il miliardo in tutto il mondo. Si tratta di un’esplosione che i marketer hanno avvertito già da qualche tempo.

In Italia, ad esempio, gli investimenti in mobile marketing sono cresciuti del 50%, passando dai 38 milioni di euro ai 56 milioni di euro nel 2011. (Fonte: Convegno “Mobile Marketing & Service: finalmente un’accelerazione” dell’Osservatorio Mobile Marketing & Service, istituito dalla School of Management del Politecnico di Milano).

Una crescita prorompente, suffragata dalla parallela crescita esponenziale del numero di smartphone.

Secondo una recente indagine del Censis, questo tipo di dispositivo è ormai in mano al 27,7% della popolazione nel 2012 (era il 15% nel 2009). Una crescita che non tende ad arrestarsi, dal momento che tra i giovani dai 14 a i 29 anni la diffusione arriva al 54,8%.

Questa massiccia diffusione ha portato il Censis a definire questa come l’era biomediatica, in cui cioè la comunicazione è sempre più personalizzata, tagliata sul singolo utente.

Un esempio di come la diffusione degli smartphone possa agevolare il marketing è la cosiddetta realtà aumentata: una sorta d’integrazione tra realtà “reale” e virtuale.

Abbiamo visto un esempio con Arwine, app tutta italiana che sfrutta questo tipo di tecnologia e gli smartphone per fornire in tempo reale una descrizione dettagliata di una bottiglia di vino che s’intende acquistare. Semplicemente puntando il proprio telefonino sul codice presente nell’etichetta dal proprio telefonino.

Per capire meglio come funziona, vai all’articolo originario: Bevi il vino con un’App

 2. Value Proposition

Volendo semplificare molto, una Value Proposition è la risposta alla domanda: “Cosa c’è per me in quel prodotto/servizio/azienda?”.

In questo caso, con “me” s’intende un qualsiasi consumatore. La VP è la ragione principale per cui un visitatore sceglie d’interagire in qualunque modo con un’azienda; il che può significare fare un acquisto, cliccare su una call-to-action, sottoscrivere una newsletter o mettere mi piace a una pagina fan.

Per essere più precisi, una Value Proposition davvero efficace risponde a tre importanti questioni:

  1. A quale problema offre una soluzione il tuo prodotto/servizio?
  2. Quali sono i risultati che i tuoi clienti otterranno beneficiando dei tuoi servizi?
  3. Cosa ti distingue dai tuoi competitor?

Scherzando (ma nemmeno troppo) su una value proposition efficace ed economica, qualche giorno fa abbiamo visto insieme i “cartelli pubblicitari” che una biblioteca romana ha affisso sulla propria vetrina:

 

 

In questo caso, la VP è il sapere dov’è piazza Navona. Un po’ poco? L’importante è essere unici.

Approfondimento: Come trovare il valore irresistibile della tua impresa

 3. Experiential Marketing

A teorizzarlo è stato il professore della Columbia University, Bernd Schmitt con il testo Experiential Marketing (1997).

Arrivato in Europa, il marketing sensoriale, è diventato oggetto d’interesse da parte sia del mondo accademico che di quello aziendale.

Ma cos’è in breve? È una comunicazione che nasce per offrire all’utente un’esperienza in grado di coinvolgere tutti i suoi sensi.

Per capire bene il fenomeno torniamo a Schmitt. Nel suo libro il professore americano si serve di cinque categorie per descrivere l’esperienza umana: Sense, Feel, Think, Act e Relate.

  • Il Sense è il primo livello nel quale l’essere umano crea le sue esperienze sensoriali utilizzando il gusto, l’olfatto, il tatto, l’udito e la vista. Una buona campagna di experiential marketing riesce a colpire i sensi dei clienti o potenziali clienti per conferire valore all’identità di marca o di prodotto.
  • Feel,  è il secondo livello che concerne le esperienze affettive e interiori del consumatore. L’obiettivo è quello di creare nel cliente sensazioni collegate alla marca,  di saper suscitare emozioni, sentimenti, stati d’animo.
  • Think concerne le capacità intellettive e creative dell’uomo. L’obiettivo qui è di realizzare una campagna capace di  offrire stimoli ed esperienze per la mente, di provocare, sorprendere il cliente, facendo appello alle sue abilità di problem solving.
  • Act riguarda il coinvolgimento fisico del cliente al quale si chiede di fare azioni precise per arricchire la sua esperienza sensoriale. Ulno dei casi più conosciuti ed emblematici, a questo riguardo, è il pay off “Just do it” della Nike.
  • Relate, infine, è l’ultimo livello che spinge l’individuo a mettersi in relazione con gli altri e a condividere le sue esperienze.

Per Schmitt una campagna di experiential marketing ingloba ognuno di questi livelli.

 

Queste sono altre idee che hanno saputo rivoluzionare il mondo del marketing.  Avete altro da aggiungere alla lista?

Giancarlo Donadio e Gennaro Sannino

 

 

 

 

 

 


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