Evan Spiegel, fondatore di Snapchat, è il più giovane miliardario al mondo

È il più giovane miliardario della classifica di Forbes (1,8 miliardi la sua ricchezza in stime) e il nuovo enfant prodige della Silicon Valley. Evan Spiegel, 25 anni, ha creato Snapchat, la App di foto, video e messaggi che possono essere personalizzati con disegni e didascalie in cui il mittente sceglie per quanti secondi (da 1 a 10) potranno essere visualizzati prima di scomparire. 100 milioni di utenti che la usano ogni giorno. Ha detto no a tre miliardi di euro di Mark Zuckerberg, che voleva acquistare la sua App. Ha ribadito il suo no al motore di ricerca Google, che gli ha fatto un’offerta d’acquisto di quasi quattro miliardi di euro. «Tutti mi chiedono: “Perché non hai venduto? Non guadagnavi nemmeno! Si tratta solo di una moda. Ora potresti goderti la vita su una barca. Ma Snapchat è qualcosa che amo ed è troppo importante per me» ha commentato Spiegel. La sua passione lo ha ripagato. Dopo essere diventata la beniamina degli adolescenti, oggi Snapchat è usata dal 3% degli utenti Internet di tutto il mondo compresi tra i 45 e i 60 anni, con punte che arrivano al 50% di chi ha uno smartphone in Norvegia e del 63% in Irlanda. In meno di cinque anni ha raccolto più di un miliardo di dollari di investimenti. E l’ultimo round da 200 milioni ha fatto salire il valore della società a 22,7 miliardi.

A 14 anni costruisce un computer

La storia di Spiegel assomiglia a una favola. Come racconta J. J. Colao sul settimanale Forbes, Spiegel è figlio di genitori avvocati che, laureatisi in università prestigiose, hanno clienti come il cofondatore di Google Sergey Brin e aziende come la casa cinematografica Warner Bros. I suoi primi anni di vita vengono trascorsi a Pacific Palisades, cioè vicino a Malibu, città californiana abitata da molte stelle di Hollywood. A scuola è un secchione che costruisce un computer prima dei 14 anni e ha come miglior amico il professore di Informatica. Dopo il divorzio dei genitori, cambia tetto a seconda di chi dei due è disposto a viziarlo di più e a ospitare feste rovina-case. All’università, quella Stanford dove hanno studiato anche i fondatori di Yahoo!, Google, PayPal, YouTube, WhatsApp e Instagram, trova quello che ancora oggi è il suo direttore della tecnologia, Bobby Murphy, oggi è il 1.250° uomo più ricco al mondo con un patrimonio di poco meno di 1,5 miliardi di euro. I due da subito si alleano per inaugurare un nuovo social network, ma l’operazione fallisce in breve tempo. Spiegel, che era stato notato da un professore universitario per un progetto di informazione via sms, non si dà per vinto e con l’amico Murphy mette in pista un sito per gestire l’ammissione al college: bellissimo ma complicato.

evan spiegel e bobby murphy

La scintilla scatta grazie a un amico, pentito di aver inviato una foto online

È a questo punto che entra in scena Reggie Brown, altro compagno di studi universitari, che una sera interpella i due a causa di una foto che si era pentito di aver inviato online. “Sarebbe bello se ci fosse una App che manda foto che scompaiono”. Pare poi che Spiegel abbia capito subito che questa fosse un’idea da un milione di dollari. La questione è stata dibattuta in tribunale e risolta nel settembre 2014 con un accordo rimasto però confidenziale. Quella stessa notte i due iniziano a cercare uno sviluppatore. Dopo una prima versione abbastanza approssimativa, le difficoltà tecniche vengono superate, limitandosi ai sistemi operativi per cellulari.

Prima del boom tante difficoltà

Deludenti i primi incontri con venture capitalist, che non capivano il target di pubblico adatto alla App. Ma senza farsi scoraggiare, Spiegel pubblica la versione iOS nel luglio 2011. Un buco nell’acqua, con poco più di un centinaio di download in tre mesi. Un insuccesso che però si dimostra provvidenziale, perché porta i tre soci a polemizzare su chi abbia fatto cosa, a estromettere Brown, cambiare nome alla App (da Picaboo a Snapchat) e aggiungere la possibilità di inserire sottotitoli. Ma la App non decolla. Al punto che Spiegel si decide a completare gli studi e Murphy ad accettare un impiego a San Francisco. Ma proprio all’inizio dell’autunno, grazie alle scuole, le sorti della App iniziano a prendere una piega diversa. Perché la madre di Spiegel aveva parlato della App con la nipote, che subito l’aveva adottata per passarsi messaggi a scuola durante i compiti in classe: messaggi che scomparivano e non potevano quindi diventare prove contro alunni poco diligenti. Come un’onda che a poco a poco sale, Snapchat a Natale del 2011 conta su 2mila utenti, che diventano 20mila in gennaio e 100mila nell’aprile 2012.

Il primo ufficio a casa del padre.

Con gli utenti arrivano anche i finanziamenti, con quasi mezzo milione di dollari che a Spiegel e Murphy sembrano piovere dal cielo, proprio quando la diffusione della App si traduce in costi maggiori per l’uso di server. Lasciati studi e lavoro, i due si stabiliscono a casa del padre di Spiegel, accampando anche i primi collaboratori tra studi e camere da letto. E perfezionano una App capace di far tremare Facebook perché consente di comunicare in modo segreto e fornendo così un’opzione che il social network di Zuckerberg non era in grado di dare. Di più: Snapchat permette di condividere anche materiale compromettente senza quegli strascichi sul lavoro o con i genitori che hanno rovinato ben più di un utente Facebook. Ecco perché, a oggi, Snapchat ha raccolto oltre 150 milioni di euro di finanziamenti privati ed è stato valutato in 9 miliardi di euro (qualcuno dice anche il doppio) di stima commerciale. Gli “scandali” dovuti al furto di dati degli utenti (hanno riguardato quasi 5 milioni di utenti) hanno scalfito poco la storia di Snapchat. Lo stesso può dirsi della possibilità, riservata solo ai telefoni Android, di recuperare le immagini, così come l’uso della App per sexting, cioè l’invio di messaggi a contenuto sessuale, da cui l’azienda ha sempre preso le distanze. Annunci pubblicitari? La questione della scomparsa del messaggio lascia perplesse alcune aziende, anche se in diversi hanno già trovato modo di sfruttare la creatura di Spiegel. Nel 2014 anche questa chance è stata sdoganata, con la promozione del film horror Ouija sulla App. Lo scorso settembre poi Spiegel ha iniziato a vendere una funzione che consente di aggiungere animazioni (cuori, arcobaleni: prezzo: 0,91 euro). E anche a vendere la possibilità di rivedere le foto ricevute: 0,91 euro per tre “repliche”, ma ogni messaggio può essere rivisto solo una volta. Perché il tempo è denaro.

INFO: www.snapchat.com

 

 

Ecco cosa insegna Snapchat

Ce lo spiega Guido Di Fraia, direttore scientifico del master in Social media marketing allo Iulm e autore di Social media marketing (Hoepli, 29,90 euro)
1. FOTO E FILMATI VELOCI. «Internet è sempre più usato per vedere foto e filmati, e Snapchat ha cavalcato il trend, sfruttando un’altra tendenza molto diffusa, cioè la comunicazione basata sulla rapidità» spiega Di Fraia.
2. TUTTO SUL MOBILE. «Il pubblico si concentra sempre più sull’uso di dispositivi mobili, e Snapchat li ha privilegiati a discapito dei quelli meno usati per connettersi» annota Di Fraia.
3. È UN SERVIZIO AUTENTICO. «La durata breve dei contenuti di Snapchat consente di ritrovare una dimensione privata, a differenza di quanto avviene sui social network dove tutto è pubblico. Di conseguenza, le persone possono ritrovare autenticità e spontaneità» dice Di Fraia.
4. NON SCORAGGIATEVI. Spiegel ha continuato a cercare l’idea giusta nonostante un insuccesso iniziale e non ha gettato la spugna nemmeno nei primi tempi di vita della App, quando gli utenti erano poco più di un centinaio.
5. A PICCOLI PASSI. Fino allo scorso anno, nonostante gli utenti e il fatturato in crescita, Snapchat aveva meno di 50 dipendenti.

Redazione

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