Vuoi lavorare per Google? Rispondi a queste 5 domande

È in cima a tutte le classifiche sui posti migliori in cui lavorare (l’ultima è quella stilata dalla rivista Fortune).

Google è il sogno di tanti giovani. Ma come fare per avere una chance di essere assunti? Laszlo Bock, il capo del personale dell’azienda, spiega in un’intervista al New York Times cosa cerca in un dipendente: ne viene fuori un quadro fatto di umiltà, elasticità. E capacità di improvvisare quando la situazione lo richiede.

Bock confida anche quali sono le cinque domande che più frequentemente sottopone ai candidati. Vediamo quali sono e come rispondere.

1. Hai un quoziente intellettivo superiore a 130?

La peggiore risposta che puoi dare è “sì”. Bock cerca persone che siano, innanzitutto, umili. Senza questa qualità non è possibile imparare cose nuove. Non c’è nessuna correlazione tra la genialità e i buoni risultati: «Se ottieni un risultato non significa che sei un genio. Allo stesso tempo se fallisci non vuol dire che sei un idiota. Più importante del quoziente intellettivo è la volontà di migliorarsi sempre» spiega Bock.

2. Cosa mangiamo stasera?

Può sembrare una domanda assurda in un colloquio, ma non lo è. Non rispondere “non saprei” oppure “quello che preferisci”. «Assumiti una responsabilità e dì la tua. Questo è il tipo di leadership che cerchiamo: persone che quando vengono chiamate in causa si attivano per risolvere un problema e non lo delegano ad altri».

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3. Con quale criterio hai scelto gli ultimi cinque articoli che hai letto?

Non rispondere che non lo sai o, peggio ancora, che la tua scelta è frutto del caso. Con questa domanda Bock sta valutando la tua capacità di apprendimento (learning ability). Ovvero, di ordinare secondo una logica le informazioni che cerchi ogni giorno, trovando un comune denominatore.

4. Sei incompetente e pigro?

Se lo sei, non è una tragedia. Anzi. Bock assume persone che vogliono sentirsi al centro dei progetti della compagnia, ma che abbiano, al contempo, l’umiltà di farsi da parte se non sono utili alla causa. Se sei incompetente, puoi solo causare danno al progetto. Insomma, la voglia di strafare non serve. Ci vuole intelligenza e la consapevolezza dei propri limiti.

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5. Hai un metodo di lavoro preciso per svolgere un compito per bene?

Non rispondere sì: faresti solo un danno. «Una persona esperta ti dirà: “Ho fatto questa cosa un centinaio di volte, falla così”. Mentre le persone che cerchiamo trovano sempre nuovi modi per risolvere un problema». Paradossalmente, le persone fanno meglio le cose, dando il meglio di sé, quando non sanno bene cosa stanno facendo.

Redazione

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